lunedì 28 dicembre 2009
martedì 17 novembre 2009
Cosa/2
TELA BIANCA
Se i miei pensieri potessero essere colore
dipingerei quadri dagli spazi infiniti,
soffocanti ambienti
nell’aria libera del mattino,
nei prati verdi brulicanti di silenziosa vita,
maestosa nella semplicità dei gesti
e delle canzoni.
Dipingerei volti sconvolti dalla paura,
teste che cadono sui guanciali
nei letti dell’amore e della morte;
parole che volano ad un palmo da terra
scalciate via con orrore
per lasciare posto alla fruttuosa guerra.
Dipingerei un bambino
che con i suoi grandi occhi
fissa dritto l’infinito.
E non pensa alla vita
non sa cosa si troverà di fronte.
Dipingere il futuro
tra l’ignoranza della gente
E’ semplice e immediato,
non ci vuole niente…
La tela prende forma
Il colore dell’indifferenza
La pennellata decisa e dura copre tutto
con vigliacca eleganza
Per quanto mi sforzi
tutto è sullo sfondo,
in lontananza
Confuso dalle grida
Tetro colore
Una voce che avanza…
Se i miei pensieri potessero essere colore
dipingerei quadri dagli spazi infiniti,
soffocanti ambienti
nell’aria libera del mattino,
nei prati verdi brulicanti di silenziosa vita,
maestosa nella semplicità dei gesti
e delle canzoni.
Dipingerei volti sconvolti dalla paura,
teste che cadono sui guanciali
nei letti dell’amore e della morte;
parole che volano ad un palmo da terra
scalciate via con orrore
per lasciare posto alla fruttuosa guerra.
Dipingerei un bambino
che con i suoi grandi occhi
fissa dritto l’infinito.
E non pensa alla vita
non sa cosa si troverà di fronte.
Dipingere il futuro
tra l’ignoranza della gente
E’ semplice e immediato,
non ci vuole niente…
La tela prende forma
Il colore dell’indifferenza
La pennellata decisa e dura copre tutto
con vigliacca eleganza
Per quanto mi sforzi
tutto è sullo sfondo,
in lontananza
Confuso dalle grida
Tetro colore
Una voce che avanza…
lunedì 16 novembre 2009
Mutazioni
Mamma mia! Mamma mia!
Mama mia che magnèda!!!!!! Che clamorosa mangiata!!!
Ieri Festa del Tartufo in un ridente piccolo centro dell'appennino reggiano.
Devastante!
Risotto+Sedanini+Scaloppine+Parmigiano Reggiano+Patatine+Insalata+Dolci...e tartufo a pioggia! In pratica ci siamo trasformati in tartufo! Infatti ne abbiamo mangiato talmente tanto che ormai eravamo preda dei cani!
In compenso stanotte è stata una guerra...dormito male e poco...effetti collaterali della mutazione!
Mama mia che magnèda!!!!!! Che clamorosa mangiata!!!
Ieri Festa del Tartufo in un ridente piccolo centro dell'appennino reggiano.
Devastante!
Risotto+Sedanini+Scaloppine+Parmigiano Reggiano+Patatine+Insalata+Dolci...e tartufo a pioggia! In pratica ci siamo trasformati in tartufo! Infatti ne abbiamo mangiato talmente tanto che ormai eravamo preda dei cani!
In compenso stanotte è stata una guerra...dormito male e poco...effetti collaterali della mutazione!
mercoledì 11 novembre 2009
Cosa/1
FRAGILE
Vetro. Sottile. Freddo.
Niente dietro.
Solo Vuoto.
Foglia gialla d’autunno
Vento che porta via
E’ una casa di fango e bambù
Sono ali di farfalla colorate
(Sabbia negli ingranaggi)
Parole scritte su una nuvola d’estate
E’ polvere sull’asfalto nella pioggia di primavera
Fragile
Come lucido cuneo d’acciaio
Lacrima che taglia il viso
E poi giù fino al cuore
Sabbia negli ingranaggi
La macchina non funziona
Il mondo passa oltre
Con la sua opprimente massa di gente
Fragile
Che da un momento all’altro si spezza
E’ la paura che ti trattiene
Il non sapere cosa ti aspetta
E’ sabbia negli ingranaggi
E il tempo che oramai non consola
La terra sotto i piedi che cede
Ti porta verso la tua amata buca
Fragile
La roccia che staglia il cielo
Lama che affonda la carne
Quercia in un prato di deserto
Ricordo alla deriva
E l’orizzonte che si allontana
Ti lascia nel blu del mare
A cercare di non affogare
Vetro. Sottile. Freddo.
Niente dietro.
Solo Vuoto.
Foglia gialla d’autunno
Vento che porta via
E’ una casa di fango e bambù
Sono ali di farfalla colorate
(Sabbia negli ingranaggi)
Parole scritte su una nuvola d’estate
E’ polvere sull’asfalto nella pioggia di primavera
Fragile
Come lucido cuneo d’acciaio
Lacrima che taglia il viso
E poi giù fino al cuore
Sabbia negli ingranaggi
La macchina non funziona
Il mondo passa oltre
Con la sua opprimente massa di gente
Fragile
Che da un momento all’altro si spezza
E’ la paura che ti trattiene
Il non sapere cosa ti aspetta
E’ sabbia negli ingranaggi
E il tempo che oramai non consola
La terra sotto i piedi che cede
Ti porta verso la tua amata buca
Fragile
La roccia che staglia il cielo
Lama che affonda la carne
Quercia in un prato di deserto
Ricordo alla deriva
E l’orizzonte che si allontana
Ti lascia nel blu del mare
A cercare di non affogare
lunedì 9 novembre 2009
lunedì 2 novembre 2009
Dubbio amletico
Sensazione...pessima...mi sa che ho la febbre..."magari se ti compri un termometro e te la provi risolvi il dubbio eh!"....vero!....ma se ho la febbre suina divento un maiale?
venerdì 30 ottobre 2009
Segreti di cinema
Serata assai interessante quella di ieri. A parte l'essere una parentesi tra un aperitivo e una birreria o, volendo, tra un dentista e un barman (mi sia consentito di essere un po' scherzosamente "maligno", insomma è Halloween), ho avuto la fortuna di assistere alla proiezione di un film, con relativo incontro col regista e co-sceneggiatore, at the end.
Il film è "d'autore", ossia non un insieme di immagini più o meno decise da un produttore per catturare più pubblico possibile, ma ogni immagine, inquadratura, caratteristica di un personaggio è una (più o meno) precisa volontà dell'autore di comunicarci qualcosa. Questo concetto è diventato chiarissimo nel "dibattito" che si è sviluppato a fine proiezione, quando regista e co-sceneggiatrice, chiacchierando (in modo molto interessante) col pubblico hanno "spiegato" le loro intenzioni nello sviluppare il film, inteso come sceneggiatura, lavoro sui personaggi, inquadrature.

Il messaggio dell'acqua, del battesimo (quello iniziale e quello finale), degli specchi, dell'armadio della nonna; il concetto dell'assenza (concetto a me caro, in relazione anche all'album Wish You Were Here dei miei Pink Floyd, di cui è tema portante), degli apparecchi che si rompono continuamente e non si riescono mai ad aggiustare, e poi quelli più chiari e diretti come l'emarginazione, l'incomunicabilità di certe persone, legate e compresse nel loro mondo, della scoperta della propria sessualità e, forse più di ogni altro, della mancanza di valori. E ancora la scuola, sempre più distante e "inutile" agli studenti, la natura (bassa pianura lombarda, dove tutto è piatto), poi un'altra cosa credo interessante, che avevo notato anch'io e che una signora del pubblico ha poi rimarcato: il film non è temporalmente collocabile, almeno non in modo immediato e definitivo: è ambientato nei giorni nostri, ma potrebbe tranquillamente essere ambientato negli '80 o '70.
Insomma Il primo giorno d'inverno non è certo un film "facile", non è una canzone pop easy-listening, non è un capolavoro (tra l'altro autoprodotto e con un budget molto risicato), di sicuro è una pellicola che merita attenzione. Durante la proiezione non ho sinceramente ricevuto abbastanza dal film per poter dire "bello!": è abbastanza lento, circolare, fatto di piccole cose, che però nella discussione post-film hanno trovato sicuramente nuova linfa, facendomi rivalutare tante situazioni. "Piccolo film con un grande cuore" ha detto il presentatore della serata, richiamando un articolo di un giornale locale. Soprattutto dopo aver sentito regista e sceneggiatrice devo dire che è una descrizione davvero azzeccata.
Grazie al Topo Remy, anche per questo.
Titolo del film: Il primo giorno d'inverno
Regia: Mirko Locatelli
Sceneggiatura: Giuditta Tarantelli, Mirko Locatelli
Il film è "d'autore", ossia non un insieme di immagini più o meno decise da un produttore per catturare più pubblico possibile, ma ogni immagine, inquadratura, caratteristica di un personaggio è una (più o meno) precisa volontà dell'autore di comunicarci qualcosa. Questo concetto è diventato chiarissimo nel "dibattito" che si è sviluppato a fine proiezione, quando regista e co-sceneggiatrice, chiacchierando (in modo molto interessante) col pubblico hanno "spiegato" le loro intenzioni nello sviluppare il film, inteso come sceneggiatura, lavoro sui personaggi, inquadrature.Interessante, davvero interessante.

Il messaggio dell'acqua, del battesimo (quello iniziale e quello finale), degli specchi, dell'armadio della nonna; il concetto dell'assenza (concetto a me caro, in relazione anche all'album Wish You Were Here dei miei Pink Floyd, di cui è tema portante), degli apparecchi che si rompono continuamente e non si riescono mai ad aggiustare, e poi quelli più chiari e diretti come l'emarginazione, l'incomunicabilità di certe persone, legate e compresse nel loro mondo, della scoperta della propria sessualità e, forse più di ogni altro, della mancanza di valori. E ancora la scuola, sempre più distante e "inutile" agli studenti, la natura (bassa pianura lombarda, dove tutto è piatto), poi un'altra cosa credo interessante, che avevo notato anch'io e che una signora del pubblico ha poi rimarcato: il film non è temporalmente collocabile, almeno non in modo immediato e definitivo: è ambientato nei giorni nostri, ma potrebbe tranquillamente essere ambientato negli '80 o '70.
Insomma Il primo giorno d'inverno non è certo un film "facile", non è una canzone pop easy-listening, non è un capolavoro (tra l'altro autoprodotto e con un budget molto risicato), di sicuro è una pellicola che merita attenzione. Durante la proiezione non ho sinceramente ricevuto abbastanza dal film per poter dire "bello!": è abbastanza lento, circolare, fatto di piccole cose, che però nella discussione post-film hanno trovato sicuramente nuova linfa, facendomi rivalutare tante situazioni. "Piccolo film con un grande cuore" ha detto il presentatore della serata, richiamando un articolo di un giornale locale. Soprattutto dopo aver sentito regista e sceneggiatrice devo dire che è una descrizione davvero azzeccata.

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